You better work gig

“You want a hot body? You want a Bugatti? You want a Maserati? You better work b***h”.

Inizia così la famosa canzone di Britney Spears “Work”, ma se potessimo incontrare oggi la Reginetta del Pop, le spiegheremmo che per realizzare i propri sogni c’è una nuova possibilità: diventare un gig-worker. "Gig what?” - risponderebbe probabilmente lei.


I gig workers sono le migliaia di persone che ogni giorno si muovono entro il modello della gig economy, cioè il libero mercato caratterizzato dalla prevalenza di contratti freelance o ingaggi a breve termine.

Ma gig workers, in realtà, lo siamo stati tutti: a volte molti anni fa, a volte anche recentemente in momenti di necessità o anche per scelta, probabilmente senza saperlo. Quando facevamo da babysitter alla figlia della vicina, ad esempio, o quando ci destreggiavamo come camerieri nel weekend per arrotondare la paghetta o quando ci siamo dilettati nel fai da te nella nuova casa.

I gig jobs sono tutti quelli che abbiamo svolto prima di trovare il nostro “vero” lavoro, quelli che magari abbiamo accettato durante la nostra vita lavorativa e, chissà, quelli che svolgeremo in futuro - perché diciamocelo: quanto siamo sicuri che quello di ora sarà il nostro “posto fisso” per i prossimi 5, 10 o 20 anni?

Il mondo sta cambiando e venera una nuova dea, la flessibilità, che è diventata il motore delle nostre relazioni (più convivenze, meno matrimoni), della nostra mobilità (più car sharing, meno car ownnership) e della nostra quotidianità (più affitti, meno mutui).

È in questa cornice che proprio quei “piccoli” lavori che ci hanno messi alla prova, ci hanno fatto crescere, ci hanno fatto scoprire i nostri pregi (quelli che oggi chiamiamo “soft e hard skills”) e i nostri punti deboli, possono diventare un mezzo concreto per costruire il futuro che sogniamo.

Utopico? No, se si riesce a cambiare il modo in cui le persone lavorano e pensano al lavoro (e soprattutto al gig-lavoro). È questa la mission di jobby, startup di job matching tutta italiana, fondata nel 2016 da Andrea Goggi.

L’idea alla base è semplice: il lavoro quando ti serve.

Vale per gli offerenti (privati e aziende) che possono richiedere un job tramite la piattaforma digitale e trovare la persona giusta per svolgerlo, scegliendola sulla base di rating, recensioni ed esperienza.

Vale per i workers (privati o professionisti) per i quali non è mai stato così semplice candidarsi a un lavoro perchè con jobby basta un semplice “swipe” a destra, esattamente come accade sulle più famose app di dating.

Ma attenzione a non confonderla con una delle tante realtà che offrono il confronto gratuito dei preventivi e nemmeno con una classica agenzia interinale: jobby segue e tutela tutto l’iter lavorativo, dalla richiesta dell’offerente fino al termine del job e al pagamento del worker, rimanendo sempre in contatto con entrambe le parti coinvolte.

E facendo tutto nel nome di trasparenza, etica e legalità.

jobby è un’azienda di intermediazione di lavoro di nuova generazione che mette a disposizione un voucher digitale multicontratto, in cui le prestazioni sono regolarizzate in automatico tramite prestazione occasionale o se richiesto tramite qualsiasi forma contrattuale. I workers che scelgono di mettersi in gioco attraverso jobby godono anche di diverse tutele, rese possibili dalla partnership con Axieme, innovativa startup insurtech torinese.

La collaborazione garantisce ai workers una copertura assicurativa per infortuni e danni verso terzi a cui verranno presto aggiunti altri strumenti di valore volti ad accrescerne la tutela e la serenità.

Ma per riuscire a combattere i pregiudizi contro l’economia della flessibilità, vista ancora troppo spesso come terra fertile di contratti poco chiari, paghe incerte e discriminazione, jobby fa un passo ulteriore.

La startup made in Italy, infatti, s’impegna costantemente in azioni di education rivolte a workers e offerenti: da un lato, puntando ad aggiungere alla piattaforma un accesso alla formazione per chi vuole acquisire nuove competenze; dall’altro promuovendo la diffusione della cultura del giusto compenso per un lavoro di qualità.

“È solo restituendo al gig-lavoro il suo vero valore, ” - spiega il Founder e CEO Andrea Goggi - “uscendo dai pregiudizi tipici del nostro passato e pensando alla flessibilità come elemento positivo che sarà possibile combattere realmente il lavoro sommerso, tutelare i soggetti più deboli e dare un boost concreto al nuovo mercato del lavoro italiano.


Non è certo un lavoro semplice, ma come recita lo slogan di jobby: #SiPuòFare!





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