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Cosmo o dell’ossessione per la formazione

Da quando hanno fatto la loro comparsa intorno agli anni ‘40 dell’ottocento, i corsi di formazione a distanza hanno rappresentato un necessario compromesso tra curiosità e bisogno di crescita professionale o personale e limiti di tempo, mobilità, risorse. La qualità e la quantità dei corsi e le metodologie di trasmissione si sono raffinate negli anni, fino a rappresentare una davvero valida alternativa alla formazione strutturata e in presenza ma in qualche modo continuano a essere un corollario a una base primaria fatta di interazione umana, scambio, tutoring, revisione degli esercizi, approfondimento nella spiegazione e domande. Per chi si è occupato di formazione in ambito corporate è difficile immaginare di poter fare a meno dell’e-learning e raggiungere comunque tutti i dipendenti dislocati sul territorio, ma l'innegabile valore dello strumento non deve fermarci dall’analizzarlo criticamente. E le criticità principali, che ne hanno prodotte altre a cascata, sono che la formazione a distanza:

  • invecchia presto, nel contenuto e nel linguaggio

  • crea difficilmente la connessione tra quanto appreso e la quotidianità lavorativa

  • fa sentire i dipendenti soli

Imparare e formarsi non è un’attività divertente. Può essere piacevole, interessante, ma è spesso - ed è normale che sia così - estremamente frustrante, soprattutto quando a imparare sono adulti con vite complesse e con professionalità sviluppate. E sentirsi soli, in una stanza vuota ad ascoltare contenuti forse obsoleti e che sembrano parlare di un’altra realtà aggiunge frustrazione alla frustrazione.

E questa frustrazione si risolve in corsi abbandonati, mai iniziati, scaffali digitali abbandonati e senza il fascino delle ragnatele. Il corto circuito mentale è immediato se si pensa all’immensità dei budget spesi globalmente per popolare e contemporaneamente ai centinaia di report e survey che segnalano che i dipendenti vogliono più formazione.

Il report State of the Global Workplace di Gallup 2024 è stato discusso e dissezionato in ogni possibile sede e diamo per assodato che il corto circuito sia un pensiero fisso.Per noi di Futureberry lo è. E siamo ossessionati dal fatto che la risposta a questa assurdo e tragico disallineamento tra domanda e offerta sia stata per molti anni la gamification, da non confondere con il game based approach, che è tutta un’altra e ben più interessante storia. La gamification può essere un’aggiunta a una strategia di creazione e ingaggio più ampia, un elemento capace di motivare alcuni dipendenti e creare un hype temporaneo su progetti specifici. Non può essere la leva e la strategia.

L'AI è arrivata in questo contesto ed è uno strumento capace di supportare un cambio di passo deciso, se guidata da un pensiero capace di analizzare bisogni, limiti e obiettivi della formazione oggi.Con tutti questi pensieri in testa abbiamo creato Cosmo, una piattaforma che a partire da una knowledge base certificata, è in grado di generare contenuti sempre aggiornati e ritagliati su bisogni specifici, favorendo crescita e sviluppo. Si supera l’idea di motivare i dipendenti tramite gamification, perché la personalizzazione dei contenuti trasforma il rapporto con il processo di apprendimento e lo avvicina ai reali bisogni formativi.

Cosmo non è forse la soluzione al disingaggio dei dipendenti e alla disaffezione verso il mondo corporate ma è un passo nella direzione di un ascolto continuo e in trasformazionedei bisogni dei dipendenti e di una strategia di upskilling e reskilling che parli gli strumenti della contemporaneità e del futuro.

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